Che cosa ha a che fare l’Africa con il nome di Dio? [SEMITI NERI E I DUE TESTIMONI-Parte 1]

1. Storia africana e storia ebraica si incontrano

1.1 La più antica apparizione del nome divino

Tanto per cominciare bisogna ricordare che il primissimo ritrovamento del tetragramma (YHWH), a quanto pare fu proprio in Africa.

«A QUANDO risale la prima menzione del nome divino, Geova, o Yahweh, nelle fonti extrabibliche? Alcuni studiosi rispondono sicuri: al XIV secolo a.E.V. Perché dicono così? Verso il 1370 a.E.V. l’Egitto aveva conquistato molti paesi. Il sovrano dell’epoca, il faraone Amenofi (Amenhotep) III, costruì uno splendido tempio a Soleb, in Nubia, nell’attuale Sudan. Quando scoprirono il tempio, gli archeologi trovarono un’iscrizione in caratteri geroglifici che sembra rappresentare il Tetragramma ebraico, YHWH, o Geova. Questa iscrizione risale a 500 anni prima della famosa Stele moabita, che in precedenza era il più antico documento a noi noto contenente il nome divino. . .»

Fonte: https://www.jw.org/it/biblioteca-digitale/riviste/wp20100501/Il-nome-divino-Geova-in-un-tempio-egizio/

Soleb non è l’unico posto della Nubia dove il nome Yahweh compare nei geroglifici egizi, ma questo lo approfondirò in un secondo momento.


1.2 Gli israeliti trovano rifugio in Africa

A. Israele crebbe e divenne nazione in Egitto, dove rimase per circa 215 anni.

«Questi sono i nomi dei figli d’Israele entrati in Egitto (…) I figli d’Israele prolificarono e crebbero, divennero numerosi e molto forti, e il paese ne fu pieno.» (Esodo 1:1,7)

B. Spesso, se gli Israeliti avevano problemi nella loro terra, fuggivano in Africa. Ricordate ad esempio quando Nabucodonosor attaccò Gerusalemme? Molti Ebrei fuggirono proprio in Africa, in particolare in Egitto:

«Tutto il popolo, dal più piccolo al più grande, e i comandanti dei soldati si levarono per andare in Egitto, perché avevano paura dei Caldei.» (2Re 25:26)

Isaia predisse questo, infatti in Isaia 19:18 si legge:

«In quel giorno ci saranno cinque città nell’Egitto che parleranno la lingua di Canaan e giureranno per il Signore degli eserciti; una di esse si chiamerà Città del Sole.» (Isaia 19:18)

C. Persino il figlio di Dio, per Divina provvidenza, trovò rifugio proprio in Africa.

Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse:Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo”. (Matteo 2:13)


1.3 Ebrei etiopi

A. Cornelio Tacito, il senatore romano che a quanto pare era testimone oculare della caduta di Gerusalemme nel 70 E.V, nel descrivere l’origine degli Ebrei scrisse tra le altre cose:

Molti ritengono che gli Ebrei siano una razza di etiopi, che per paura e odio furono costretti, sotto il re Céphée, a cambiare dimora“. (Historiae (Tacito), libro v.)

B. La genealogia di Sofonia sembra lo faccia risalire alla famiglia reale Davidica, eppure ci viene detto di chi è figlio in Sofonia 1:1:

«Parola del Signore rivolta a Sofonìa figlio dell’Etiope, figlio di Godolia, figlio di Amaria, figlio di Ezechia, al tempo di Giosia figlio di Amon, re di Giuda (Sofonia 1:1)

C. Non vogliamo inoltre dimenticare l’eunuco etiope, che leggeva l’ebraico ed era sottoposto alla regina degli etiopi:

«Egli si alzò e si mise in cammino, quand’ecco un Etìope, eunuco, funzionario di Candace, regina di Etiopia, amministratore di tutti i suoi tesori, che era venuto per il culto a Gerusalemme, stava ritornando, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaia.» (Atti 8:27,28)


1.4 Ebrei neri in Africa

A. In periodi successivi ci furono migrazioni di Ebrei verso l’Egitto e man mano sempre più in profondità, anche per sfuggire alla pressione romana in seguito alle varie rivolte giudaiche.

B. Poi arrivarono gli islamici, che li spinsero ulteriormente nel cuore dell’Africa.

C. Durante il periodo dell’inquisizione, molti Ebrei neri vennero deportati in Africa, ma in gran numero in Kongo, o meglio nel Regno del Kongo.

D. Qualche decennio dopo, dalle stesse coste, prese piede la tratta negriera che spopolò una parte dell’Africa. Come potete immaginare chi ne risentì di più fu proprio il Regno del Kongo, con il 40% di tutti gli schiavi deportati nelle Americhe. Infine, nel 1914, il Regno del Kongo cadde e fu diviso in tre parti.

Si può quindi dire che il rapporto tra gli Ebrei e l’Africa nasce dagli albori della storia.


2. Tracce di ebraismo nella cultura Kongo

Di seguito alcuni aspetti culturali del Kongo (Bantu) che in effetti richiamavano la cultura ebraica.

2.1 La circoncisione

Nel 1919 a.E.V Yahweh apparve ad Abraamo e gli spiegò che da quel momento sarebbe entrato in vigore l’obbligo di circoncisione per lui e tutti i suoi discendenti maschi:

«Questo è il patto fra me e voi, che tu e i tuoi discendenti dopo di te rispetterete: ogni vostro maschio dev’essere circonciso. Dovete circoncidere la carne del vostro prepuzio: questo sarà il segno del patto fra me e voi. Di generazione in generazione, ogni vostro maschio di otto giorni dev’essere circonciso.» (Gen.17: 10,11)

Per un Bena Kongo (figlio del Kongo) o Yisi Kongo (uomo del Kongo) è inaccettabile, persino offensivo, non essere circoncisi.

Per usare le parole del dizionario Ki-kongo: «estremamente male, in verità del tutto detestabile, abominevole; impertinente e senza vergogna.»

Qualora una donna sposata avesse scoperto che il futuro marito fosse incirconciso, sarebbe stata autorizzata dalla legge a divorziare immediatamente. Perché? Perché per i bena kongo o Ba-kongo, la circoncisione è parte radicata della cultura che viene dagli antenati.

Tra i primi europei a documentare la pratica della circoncisione tra questo popolo fu proprio un italiano — Filippo Pigafetta — nel lontano 1591, nella sua «Relatione del reame di Congo et delle circonvicine contrade», a pagina 14, scrisse:

i popoli fi circoncidono all’vfanza degl’Ebrei fi come han per coftume di fare”. . . .

Fonte: pigafetta


2.2 Il matrimonio del cognato

Secondo la Legge mosaica un uomo doveva sposare la vedova di suo fratello nel caso in cui quest’ultimo fosse morto senza aver avuto figli:

«Se dei fratelli abitano insieme e uno di loro muore senza aver avuto figli, la moglie del defunto non deve sposare qualcuno al di fuori della famiglia. Suo cognato deve andare da lei e prenderla in moglie, assolvendo così il suo dovere di cognato.» (Deuteronomio 25:5)

Questa stessa pratica era radicata tra le popolazioni Bantu-kongo, così come la poligamia. Lacoste Véronique nel suo libro, “Une société en mutation : les répercussions sur le statut de la femme” Brazzaville, 1983, a Pagina 51 afferma:

“Le Lévirat. La maintenance de l’alliance est assurée grâce au remplacement du mari décédé. Cependant le consentement de la veuve est nécessaire : celle-ci est libre de refuser. (cependant l’autorité clanique sait la persuader). Le lévirat n’est appliqué Qu’après la cérémonie du maintien de l’alliance et de la continuation du lien conjugal. Ceci donne lieu ,à deux cérémonies publiques”

. . .«IL Levirato. Il mantenimento dell’alleanza è assicurato grazie alla sostituzione del marito defunto. Tuttavia, il consenso della vedova è necessario: quest’ultima è libera di rifiutare. (Tuttavia l’autorità del clan sa persuaderla). Il levirato viene applicato solo dopo la cerimonia di mantenimento del patto e la continuazione del vincolo coniugale. Questo ne dà origine a due cerimonie pubbliche. . .

Fonte: Lévirat


2.3 Il comportamento della donna durante le mestruazioni

La legge mosaica prevedeva che una donna durante le mestruazioni fosse ritenuta impura e che quindi dovesse dimorare in una casa a parte:

«Se una donna ha un flusso di sangue dal proprio corpo, rimarrà nella sua impurità mestruale per sette giorni. Chiunque la tocchi sarà impuro fino alla sera.» (Levitico 15:19)

La tradizione kongo prevedeva lo stesso tipo di procedura. La donna dimorava per una settimana in una casa (o capanna) e uno dei nomi con cui essa veniva chiamata era Ntéko.


2.4 Il modo in cui la moglie si rivolgeva al marito

Le donne delle 10 tribu del Nord, che comprendevano Manasse ed Efraim, chiamavano i loro mariti Mio Baal, o meglio “Mio Ba`aliy”, cosa detestabile a Yahweh:

«E avverrà in quel giorno – oracolo del Signore – mi chiamerai: Marito mio, e non mi chiamerai più: Mio padrone”(o Baaliy )» (Osea 2:18)

In effetti, in alcune lingue e zone bantu, i mariti vengono ancora chiamati Mo-Baliy e il matrimonio (Li-Bala), i bena kongo, utilizzano un’altra parola simile a l’ebraico che significa mettere insieme, unire, congregare, cioè (Kowēla) in ebraico Kôhelet.


2.5 La struttura sociale

L’Africa centrale era suddivisa in dodici regni, uno di essi era il Regno Kongo. Quest’ultimo era organizzato a sua volta in dodici tribù, proprio come nell’antico Israele. Un’ulteriore suddivisione riguardava le linee di sangue, che erano tre: quella sacerdotale, quella reale e quella generica. I figli di ogni famiglia erano considerati parte del clan (o kanda da cui Wakanda) della mamma, per questo la società si poteva definire matrilineare nella successione e patriarcale nella gestione.

Questo avveniva per evitare confusione nella linea di sangue, perché (diciamo) si sa sempre di certo chi è la mamma, ma del padre non si ha sempre certezza. In effetti anche oggi tra gli ebrei è considerato davvero tale chi è figlio di una madre ebrea.

La società quindi era solidamente strutturata in questo modo, proprio come in Israele.

L’immagine mostra una cartina di Guillaume Delisle, un gesuita, geografo e cartografo francese. Come si può notare in basso a sinistra è evidenziato il Regno del Kongo e i 12 Regni dell’Africa centrale.


2.6 Altre similitudini

  • La tradizione de “l’acqua amara che porta maledizione“, menzionata in Numeri 5:19-23;
  • le tradizioni legate ai cibi ritenuti impuri, di cui si parla in Deuteronomio 14:3-21;
  • l’osservanza del sabato citata in Esodo 20:8-11; (nella lingua ki-kongo sabato si dice Saba, sabala o Samba);
  • mistica e religioni kongo sono piene di stelle a 5 punte, come per la stella di Davide, inoltre il sigillo del re del Congo era una stella a cinque punte.

3. Le tribù perdute di Israele

Prima di parlare della lingua, argomento che ho approfondito un po’ più degli altri, mi sembra doveroso accennare alla questione delle tribù perdute di Israele. In merito c’è una curiosa storia dell’africano Eldad il Danita che, nell’880 d. C, fece un’importante comunicazione alla comunità ebraica di Qayrawān, comunicazione riguardante proprio le tribù perdute di Israele. Tra le varie dichiarazioni che fece è interessante anche notare ciò che disse a proposito del fiume Sambation. Di seguito i link per approfondire l’argomento.

Storia di Eldad il Danita: (https://www.treccani.it/enciclopedia/eldad-ha-dani_%28Enciclopedia-Italiana%29/)

Approfondimento sul fiume Sambation: (https://www.britannica.com/topic/Sambation)


4. Le lingue bantu a confronto con l’ebraico antico

4.1 Testimonianze letterarie

Le lingua ki-kongo, lingala, swahili o lo zulu, sono lingue chiamate bantu, e sono parlate dall’Africa centrale in giù.

L’Abbé Proyart, nel lontano 1776 parlando della lingua kongo nel suo libro “Histoire de Loango, Kakongo et autres royaumes d’Afrique”, dalla pagina 184 ebbe a dire:

“Notiamo nella lingua dei Negri (kikongo) diversi giri di frasi che provengono dall’ebraico. Abbiamo detto che si esprimono come loro da sostantivi, le qualità della persona o della cosa, che sono resi da aggettivi in altre lingue: così per dire acqua calda, dicono acqua di fuoco. . . . . .Dicono anche, un uomo di sangue, per un uomo crudele; un uomo di ricchezze, per un uomo ricco, e così via. Non esprimono mai gli affetti di amore o odio, gioia o afflizione con il presente, ma da preteriti come gli Ebrei: dicono che ho amato, ho odiato, perché amo e odio. Si trova anche nella lingua diverse parole abbastanza simili a Parole ebraiche, e che hanno lo stesso significato”

Fonte: https://fr.m.wikipedia.org/wiki/Li%C3%A9vin-Bonaventure_Proyart

Nel libro “Bantu Speech: A Philological Study” del 1918, si legge:

“Poiché nelle lingue Bantu si riscontrano indubbie tracce di influenza semitica formativi e radici bantu, questo documento è modestamente presentato come introduzione allo studio. . . . . Quasi contemporaneamente con l’acquisizione di una certa familiarità di espressione in una lingua bantu si ha l’impressione di avere a che fare con una lingua strutturalmente simile all’ebraico nella semplicità della sua espressione grammaticale, ma probabilmente con molto sviluppo della sintassi, una caratteristica che cresce con la lettura, ed ha bisogno di molte ricerche . . . La stessa idea sembra essere venuta in mente agli scrittori sulla grammatica Zulu … Quando tuttavia il mio scarso vocabolario ebraico iniziò a espandersi, mi si aprì un nuovo campo di studio. Prima erano coincidenze legate alle radici bantu, coincidenze che in seguito crebbero in certezza….”

Fonte: https://www.jstor.org/stable/715705


4.2 Evidenze linguistiche

Ora vediamo nello specifico alcune evidenze linguistiche che determinano un rapporto tra le lingue bantu e l’ebraico antico.

A. La parola donna. Una delle parole per dire “donna” in kikongo è “KenTo”. La parola “KeTo”, molto simile alla precedente, significa invece sia costola che fianco. Quindi, quando un Kongo indica sua moglie dicendo “KeTo ame” (mia moglie), sta letteralmente dicendo “la mia costola“, “il mio fianco“, collegandosi così alla Genesi dove si legge:

«Così Yahweh Dio fece cadere l’uomo in un profondo sonno e, mentre questi dormiva, prese una delle sue costole e poi richiuse la carne. E dalla costola che aveva preso dall’uomo, Yahweh Dio formò la donna, e la condusse da lui.» (Genesi 2:21,22)

B. La numerazione. Vorrei concentrarmi ora su due numeri: il quattro e il sette. In kikongo il numero quattro si dice “Yah”. Questo in effetti potrebbe far pensare al tetragramma divino YHWH, che è composto appunto da 4 lettere. Il numero sette, invece, si dicesambo” in Lingala e “sambwadi” o “sambwadya” in kikongo. Sambwadya in Kikongo è composto da due parole: dya e sambwa o sambu. Dya in Kikongo ha lo stesso significato che in greco: in questo caso indica “essere attraverso o in mezzo” al sambwa o sambu. Quindi sambwadya in definitiva significa “giorno santo”, “giorno della preghiera”, esattamente come indicato nella legge mosaica! Tutto ciò che riguarda l’adorazione si aggira infatti intorno al numero sette e a questa parola.

Esempi:

  • samba o sambu = adorare, invocare, implorare, supplicare (solo quando si tratta di Dio);
  • sambila = pregare, implorare, invocare, chiedere, mendicare, chiamare qualcuno per chiedere aiuto (per nome, in caso di paura)
  • sàmbula = benedire, pronunciare una benedizione, dare la benedizione;
  • sâmbuka = essere felice, benedetto, prospero ecc.

Esiste inoltre una connessione tra i numeri da 1 a 10 in kikongo e i giorni creativi. Ecco il link di un forum dove si tratta questo argomento basandosi su un libro scritto dal pastore Melo.

Forum: https://www.congopage.com/forums/viewtopic.php?f=33&t=8559

C. Altre parole. Ora alcune parole dell’ebraico antico molto simili a parole kikongo/lingala. Personalmente ne ho compilate più di 900.

1-HébreuxKikongoCodedéfinition
(1) gôyNgoyi; ngoiH1471non Juifs, donc les étrangersMot en évidence
(2) gôyNgoyi; ngoiH1471païen
(3) Sem
ou shum [Araméen]
Suma
(voir numéro le 277 ci-dessous, c’est-à-dire Sema)
H8034Nom;
(voir aussi shum h8036, même signification) (fils de Noé)

Rappelez-vous également que (s) et (sh) sont confus comme dans le cas de shem ou sem)
(assyrien: SUMU)
(Shum 8036, (Araméen)
(4) khawm, Ham, chamKawma (Kaama)
Ou Kuwma, (Kuuma)
H2526chaud;
degager de la chaleur


(Voir le lexique Laadi kongo)
(égyptien: kemi)
(5) Gav
nGàviH1459Milieu, au milieu, à l’intérieur
(6) KûwshKòsi; kôziH3568Sombre, obscur(Assyrian: Kûsu, Kaši)
(7) Esav ou EsaünsavuH6215Poilu, velouté;
Le (e) devant qui donne Esaü, en Kkg correspond à (le). Donc: Esav = le poilu.

(8) MayimMayi (lingala)H4325eauassyrien:Mû , pluriel mê; également: Mamu
(9) BenBena (bantu)H1121fils (en fait par exemple nous sommes Bakongo ou bena kongo)Bin, assyrien
(10) banahBanaH1129une racine primitive; construire (au sens propre et figuré), avoir des enfants, créerassyrien Banû

In sostanza quello che si cerca di dire è che c’è in qualche modo una connessione linguistica culturale e anche genetica, con quelli che chiamiamo Israeliti.


4.3 Evidenze bibliche

Isaia capitolo 18 (che prenderemo in considerazione in un articolo a parte) e Sofonia capitolo 3 sembrano indicarci addirittura dove si sarebbero trovati un buon numero dei discendenti dispersi d’Israele nel tempo della fine. È interessante notare che il significato del nome Sofonia è ”Yahweh protegge”, o ”Yahweh nasconde”. Dato che è proprio lui a parlare delle tribù perdute di Israele viene da domandarsi: Dio nasconde chi? In ogni caso ecco ciò che dice:

«Da oltre i fiumi di Etiopia i miei adoratori, la figlia dei miei dispersi, mi porteranno le loro offerte.» (Sofonia 3: 10)

Dal testo si capisce che quelli che sono oltre i fiumi di Etiopia sono gli Ebrei dispersi. I fiumi d’Etiopia (o Cus) si pensa fossero il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro. Quindi l’osservatore si trova in Israele e da lì guarda verso l’Africa e i fiumi dell’Etiopia che trovano la loro origine nella regione dei grandi laghi, nel centro dell’Africa. Se tracciamo una linea orizzontale sulla cartina dell’Africa, dove finiscono i fiumi d’Etiopia, avremo un’immagine come questa:

E questa è proprio l’area Bantu, come potete vedere anche dalle figure sotto.


5. Il nome di Dio

Abbiamo trattato una serie di punti, mostrando prove storiche, bibliche, linguistiche, culturali e geografiche a sostegno del fatto che esiste una profonda correlazione tra Africa e antico Israele. A questo punto la domanda che ci si pone è: in che modo chiamano Dio i popoli della zona? Potrebbe esserci d’aiuto nella ricerca della pronuncia del nome divino?

Prima di tutto vorrei sottolineare che, contrariamente a quanto molti credono, il sistema di adorazione bantus e bena kongo ammette una sola divinità creatrice. In altre parole i kongo sono monoteisti, quindi credono in un unico Dio supremo, trascendente e creatore di ogni cosa.

Inoltre, diversamente da praticamente tutti i popoli, non lo rappresentano in alcun modo: non esistono perciò statue di alcun genere della divinità, solo a lui vanno rivolte le preghiere, pena la morte.

Il nome della divinità è Nzâmbi, o Nzâmbé ,Nyâmbe, Njâmbi. Tenete presente che nelle lingue bantu la N davanti (in realtà mezza N), è un rafforzativo del suono. Questo vale anche per la M, come ad esempio nel caso di Mbappé che quindi si legge Mba-ppé, e non M-bappė, come spesso ho sentito pronunciare.

Quindi se togliamo le N, abbiamo: Zâmbi, Zâmbé, Yâmbè o Jâmbi.

Per capire bene come si pronuncia questo nome, partiamo dalla definizione di betacismo:

«Il betacismo designa l’uso del grafema <b> in luogo di <v>, e in generale una intercambiabilità di tali lettere, rilevabile nella tarda latinità, in particolare durante il passaggio dal latino alle lingue romanze. Il fenomeno non è solo grafico ma è indice di una confusione tra due suoni che in latino classico erano ben distinti. Gli esempi più antichi di betacismo risalgono già alle scritte di Pompei, nel I secolo d.C., e tracce del fenomeno sono presenti un po’ dovunque nelle lingue romanze. Benché il betacismo abbia lasciato poche tracce in Italia, secondo molti studiosi, tra cui Giuliano Bonfante e Benvenuto Terracini, la sua origine andrebbe posta proprio in Italia, come conseguenza della convivenza di forme latine con <v> accanto a forme “italiche” con <b>. ▪ In Italia il fenomeno è tuttora presente all’interno di parola dopo r: corvo/corbo, nervo/nerbo, servare/serbare, ecc. ma non all’inizio di parola. Al principio di parola il betacismo è invece regolare in sardo e in corso. ▪ Analoga situazione in francese: corbeau “corvo”, courber “curvare”, ecc.»

Fonte: https://educalingo.com/it/dic-it/betacismo

Tenendo conto che il betacismo è presente anche nella lingua ebraica e nelle lingue bantu, prendiamo in considerazione il nome “Yâmbè”. Se si tramuta la B in V ciò che si ottiene “Yâmvè“. Come ho scritto sopra, nelle lingue bantu anche la M è un rafforzativo del suono. Per esempio bantusi pronuncia anche batu o bato. Quindi Yâmvè diventa Yâvè! Mentre per quanto riguarda Zâmbé e Zâmbi, hanno la zeta davanti perchè nelle lingue bantu la Y diventa spesso Z, come nel caso di:

  • zulu che diventa yulu
  • yuta che diventa zuta
  • Yakalache diventa zàkala etc..

Quindi Yâmvè diventa Yâvè o, se volete, Yahvè.

12 risposte a “Che cosa ha a che fare l’Africa con il nome di Dio? [SEMITI NERI E I DUE TESTIMONI-Parte 1]”

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  3. […] Oggi molti stanno cercando la corretta pronuncia del nome divino. Nomi come Yahweh, Yah, o Yahuwa stanno prendendo […]

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  4. […] si chiedono quale sia il vero nome di Dio, quello che pronunciavano gli Israeliti quando si rivolgevano a lui. Nei manoscritti ebraici più antichi esso compare scritto in quattro […]

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  5. […] Su dove siano andati un buon numero di ebrei, c’è sempre stata una forte speculazione. In articoli precedenti, avevamo cercato di dare, almeno in parte, una delle possibili localizzazioni di un gran numero di […]

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  6. Il nome YAHUAH mi sembra più coerente con il tetragramma. Cosa ne pensi?

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  7. Scusami se ti rispondo in ritardo.
    Direi che la pronuncia da te proposta, non è molto dissimile paradossalmente da Geova.
    Dobbiamo renderci conto che nelle lingue si effettuano trasformazioni automatiche delle lettere. Nemmeno se parlassimo tutti la stessa lingua credo, riusciremo a mantenere una sola pronuncia. In Giudici, 12, 4-7, la parola Scibbolet,venne utilizzata per individuare gli abitanti di Efraim, che non erano in grado di pronunciare correttamente questa parola.
    Si legge:

    I Galaaditi intercettarono agli Efraimiti i guadi del Giordano; quando uno dei fuggiaschi di Efraim diceva: «Lasciatemi passare», gli uomini di Gàlaad gli chiedevano: «Sei un Efraimita?». Se quegli rispondeva: «No», i Galaaditi gli dicevano: «Ebbene, di’ Scibbolet», e quegli diceva Sibbolet, non sapendo pronunciare bene. Allora lo afferravano e lo uccidevano presso i guadi del Giordano. In quella occasione perirono quarantaduemila uomini di Efraim.

    Come puoi notare, stiamo parlando dello stesso popolo, eppure alcuni avevano difficoltà a pronunciare correttamente Scibbolet, figuriamoci se cambiamo Nazione o continente. Perciò personalmente non mi fisserei troppo sulla super esatta pronuncia. Le lingue sono per natura realtà dinamiche. Ora veniamo alla pronuncia da te proposta: YAHUAH

    La lettera Y, cambia spesso in: G,J, avvolte anche in Z, che lo vogliamo o no.

    Lo stesso dicasi della lettera W. Spesso muta Naturalmente in V, e la lettera V a sua volta spesso muta in B.

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  8. Scusami….Quindi secondo te Y oppure I (‘) si legge G oppure J.
    La U (I) si legge W.
    La AH (ה) si legge a volte EH
    🤔🤔🤔

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  9. No! Si tramutano. Questo accade linguisticamente.

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  10. La T avvolte diventa d;
    K diventa G forte.
    La p diventa B oppure V;
    La U diventa O ecc.
    Foneticame, Jahuwah non è molto diverso da YaHuah.

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  11. Guarda attentamente questo cognome, le ultime 3 lettere
    Benjamin Netanyahu
    בנימין נתניהו

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  12. […] Che cosa ha a che fare l’Africa con il nome di Dio? [SEMITI NERI E I DUE TESTIMONI-Parte 1] […]

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