Parte 1: SEMITI NERI E I DUE TESTIMONI-Parte1
Parte 2: SEMITI NERI E I DUE TESTIMONI-Parte 2
“Poi mi fu data una canna simile a una verga; e mi fu detto: «Alzati e misura il tempio di Dio e l’altare e [conta] quelli che vi adorano;” (Apocalisse 11:1)
Come abbiamo già visto negli articoli precedenti, Sofonìa colloca un buon numero dei dispersi di Israele al di là del fiume d’Etiopia e questo ci porta direttamente in Africa centrale. Abbiamo detto che il nome Sofonìa, significa “Dio ha nascosto“, o “Dio ha protetto”.
La domanda che ci poniamo è: chi Dio ha protetto o ha nascosto?
Supponendo che sia Sofonìa, Allora possiamo dire che in questo caso Sofonìa possa rappresentare Israele. Quindi si potrebbe dire che Dio ha nascosto Israele.
Dove? Abbiamo detto al di là dei fiumi di Etiopia.
Come? Cambiando leggermente il loro aspetto fisico. Se il padre di Sofonìa era etiope (cusita o negroide), allora Sofonìa doveva assomigliare molto a un africano così come li conosciamo oggi:
“parola del Signore rivolta a Sofonìa figlio dell’Etiope, figlio di Godolia, figlio di Amaria, figlio di Ezechia, al tempo di Giosia figlio di Amon, re di Giuda” (Sofonìa 1:1)
Quindi si potrebbe dire che il nascondiglio fisico di Israele sia avvenuto anche con un leggero cambiamento fisico. Se è corretto quanto postulato, ciò sarebbe avvenuto lungo la strada dell’esilio, con matrimoni misti con cushiti, proprio come nel caso dello stesso Sofonìa. E’ bene ricordare che ciò avveniva già anche quando Israele era nella sua terra, cioè in Canaan.
Si può quindi dire che Cush ha nascosto Israele dai suoi nemici, ma solo fino al pieno limite del tempo. Questo ha comportato anche adottare alcuni aspetti della cultura cusita, ma non fino al punto di scomparire come “Nazione” a sé stante, con i suoi propri costumi ereditati dai loro antenati. Perciò quando i nemici di Israele setacciavano il mondo in cerca di Israele, non vedevano altro che Cush.
Dopo la caduta di Gerusalemme per mano dei Babilonesi, il profeta Geremia tra le altre cose parlò di loro in questi termini:
“Ora il loro aspetto è piú nero dell’oscurità; non si riconoscono piú nelle strade; la loro pelle aderisce alle loro ossa, si è seccata, è divenuta come un legno. Gli uccisi di spada stanno meglio di quelli che muoiono di fame, perché questi deperiscono estenuati per mancanza dei prodotti del campo”. (Lamentazioni 4:8,9)
Inoltre la posizione geografica (vedi il deserto del Sahara) e la foresta africana rendevano le cose ancora più complicate, fino a quando non ci furono seri progressi in campo navale; allora sembra che i loro nemici identificarono la loro posizione, almeno la cartina sotto sembra indicare questo.
Non vi sembra un po’ strano? Cosa sapeva l’elite occidentale che il resto del popolo non sapeva?]
Eliezer ben Hurcanus
In questo Midrash, (indagine esegetica dei testi sacri) che prenderemo in considerazione, Rabbi Eliezer racconta e amplia le storie della Torah. Ma prima di addentrarci nel suo commento, vogliamo capire chi era il Rabbi Eliezer.
Da Wikipedia: “Eliezer ben Hurcanus o anche Eliezer ben Hyrcanus (in ebraico: אליעזר בן הורקנוס, cognome derivato dal patronimico ellenizzato) (Israele, I secolo – II secolo) è stato un rabbino e sacerdote ebreo antico, saggio Tanna e Kohen a cavallo del I e II secolo (80 – 110 E.V.) Fu uno dei tannaim più rinomati, discepolo di Rabbi Yochanan Ben Zakkai e collega di Gamaliel II, di cui sposò la sorella (Imma Shalom), e di Joshua ben Hananiah. È il sesto saggio maggiormente citato nella Mishnah. Detto in altre parole, è considerato uno dei più grandi rabbini di tutti i tempi!“
Parlando dei tre figli di Noè ebbe a dire:
“Noè portò i suoi figli ei suoi nipoti, e li benedisse con i loro (diversi) insediamenti, e diede loro in eredità tutta la terra. Ha particolarmente benedetto Sem ei suoi figli, (rendendoli) oscuri ma avvenenti, e ha dato loro la terra abitabile. Ha benedetto Cam e i suoi figli, (rendendoli) oscuri || come il corvo, e diede loro in eredità la costa del mare. Benedisse Jafet e i suoi figli, (rendendoli) completamente bianchi, e diede loro in eredità il deserto e i suoi campi; queste (sono le eredità) di cui li ha dotati.” (“NIMROD E LA TORRE DI BABELE-traduzione)
Come avete potuto notare, contrariamente a quanto si pensa oggi, questo grande Rabbino (ebreo lui stesso), vissuto pochi decenni dopo la caduta di Gerusalemme nel 70, definì i discendenti di Sem (semiti) oscuri.
Fonte: https://www.sefaria.org/Pirkei_DeRabbi_Eliezer.24.1?lang=en&with=About&lang2=en
La Sulamita e le tende di Chedar
La Sulamita del Cantico dei Cantici paragonò la sua carnagione nera alle “tende di Chedar” (Ca 1:5, 6; cfr. Sl 120:5). Il nome “Chedar” deriva da una radice che significa “essere scuro”. Chedar era uno dei 12 figli di Ismaele, figlio di Abramo, l’ebreo e questo nome naturalmente è indicativo della carnagione scura di quest’ultimo. Le tende di Chedar probabilmente erano di pelo di capra nera, come lo sono tuttora le tende di molti beduini. Naturalmente le tende possono anche indicare la popolazione o discendenti di Chedar, il che li rende semiti neri.


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