Viviamo in un tempo in cui quelli che si sono dati alla malavita raramente pagano per i crimini che hanno commesso. I mezzi di informazione spesso mettono in primo piano eventi di cronaca che fanno venire mal di stomaco solo a leggerli, per la gravità delle ingiustizie e delle violenze raccontate vividamente dal giornalista di turno. Come in un rituale di amore per la violenza, questo tipo di notizie persistono per diversi giorni o anche mesi. La parola di Dio, tuttavia, parla di un giorno in cui Dio avrebbe recato giustizia l’umanità punendo i colpevoli, ma soprattutto ricompensando i giusti con una vita eterna piena di beatitudini. Per conoscere ancora meglio il carattere di Dio, in questo articolo prenderemo in considerazione il libro biblico di 2Re al capitolo 5, ed inoltre cercheremo di creare un’associazione con i tempi della fine in cui viviamo. Il racconto parla di Naàman, comandante dell’esercito del re di Siria, che viene a sapere da una ragazzina israelita aiutante della moglie, che in Israele c’è un profeta in grado di guarire la lebbra di cui lui soffriva. Dai versetti 5 e 6 leggiamo:
5 Quindi il re di Siria disse [a Naàman]: “Parti subito! Io manderò una lettera al re d’Israele”. E lui partì, portando con sé 10 talenti d’argento, 6.000 pezzi d’oro e 10 cambi di vesti. 6 Consegnò al re d’Israele la lettera, che diceva: “Insieme a questa lettera ti mando il mio servitore Naàman, perché tu lo guarisca dalla lebbra”.

In questo racconto a chi potremo associare Naàman?
Naàman potrebbe rappresentare tutti noi, discendenti di Adamo ed Eva. Avendo ereditato il peccato, siamo agli occhi di Dio come lebbrosi bisognosi di una guarigione. Per vie traverse, YAHWEH ha fatto in modo che venissimo a conoscenza, tramite la sua parola, del suo potere di guarigione e della speranza della vita eterna che offre a quelli che lo desiderano. Tuttavia non è sufficiente sapere che esiste un profeta di Dio in grado di guarire: bisogna anche muoversi verso quel profeta con umiltà.
Quale errore fanno Naàman ed il re di Siria?
Ritengono di poter comprare il perdono e la guarigione da parte di Dio con del denaro.

È proprio come se noi volessimo ottenere il perdono dei nostri peccati pagando del denaro. Ovviamente non è possibile! Ma quale fu la reazione del re di Israele alla richiesta del re di Siria di guarire Naàman dalla lebbra? Leggiamolo al versetto 7:
7 Non appena il re d’Israele ebbe letto la lettera, si strappò le vesti e disse: “Sono forse Dio, da poter mettere a morte o tenere in vita? Questo mi manda un uomo chiedendomi di guarirlo dalla lebbra! Lo vedete anche voi: cerca di attaccare lite con me”.
Anche se nervosamente, il re d’Israele riconosce la sua impotenza davanti a un problema che solo Dio può risolvere, anzi ritiene questa mossa da parte del re di Siria una provocazione. Questo indica certamente, che la vera guarigione sia fisica che spirituale non proviene dall’uomo ma da Dio. Gli uomini fanno del loro meglio per “aggiustare” la situazione utilizzando la loro scienza medica, al punto che oggi la scienza medica ha praticamente sostituito la religione. “Fidati dell’uomo”, “fidati della scienza” dicono, come se ripetere a pappagallo questo mantra potesse cambiare la realtà. Ma ora notate cosa dice il profeta Eliseo nei versetti successivi:
8 Ma quando Eliseo, l’uomo del vero Dio, venne a sapere che il re d’Israele si era strappato le vesti, subito gli mandò a dire: “Perché ti sei strappato le vesti? Ti prego, fallo venire da me, così che sappia che c’è un profeta in Israele”.
Come abbiamo sottolineato negli articoli precedenti, il profeta Eliseo rappresenta Yehoshua il Cristo. Avete notato che è Eliseo che prende l’iniziativa di chiamare Naàman il Siro? Allo stesso modo è il Cristo a prendere l’iniziativa nel chiamare ognuno di noi per la nostra guarigione. Nei versetti 9 e 10 leggiamo:
9 Naàman andò quindi con i suoi cavalli e con i suoi carri da guerra a casa di Eliseo e si fermò all’ingresso. 10 Eliseo però mandò un messaggero a dirgli: “Va’, bagnati sette volte nel Giordano; la tua carne tornerà sana e tu sarai puro”.

Perché Eliseo manda un messaggero invece di presentarsi personalmente a Naàman?
Come abbiamo sottolineato negli articoli precedenti, il profeta Eliseo rappresenta Yehoshua il Cristo. Dato che il Cristo è in cielo, per la guarigione di coloro che si accostano a Dio, utilizza i suoi servitori o messaggeri per comunicare informazioni importanti. A Naàman viene detto di bagnarsi sette volte nel Giordano, dopodiché la sua carne sarebbe tornata sana e pura.
Cosa potrebbe rappresentare in questo caso l’acqua del Giordano?
Potrebbe rappresentare le pure verità contenute nella parola di Dio, grazie alle quali, se ce ne immergiamo totalmente accettandone il contenuto con umiltà, potremo infine diventare puri agli occhi di Dio approfittando del valore del sacrificio di riscatto di Cristo. Poiché Eliseo aveva mandato un messaggero e non si era presentato personalmente, Naàman allora si indignò e fece per andarsene infuriato. Nei versetti 13 e 14 leggiamo:
13 I suoi servitori gli si avvicinarono e gli dissero: “Padre mio, se il profeta ti avesse detto di fare una cosa straordinaria, non l’avresti fatta? Tanto più ora che ti ha solo detto: ‘Bagnati e sarai puro’!” 14 Quindi Naàman scese e si immerse sette volte nel Giordano, come aveva detto l’uomo del vero Dio. Così la sua carne tornò sana come quella di un bambino, e diventò puro.

Abbiamo detto prima che Naàman siamo noi con le nostre imperfezioni. Spesso siamo attratti dalla forma e da come noi riteniamo debba essere un messaggero di Dio. Anche Naàman stava per commettere lo stesso errore, ma grazie ai suoi servitori che lo fecero ragionare, infine accettò di immergersi sette volte nel Giordano. Con sua sorpresa, scoprì che questo era tutto ciò che Dio richiedeva da lui per essere puro, cioè l’umiltà.
Dopo la guarigione Naàman cercò di offrire dei doni ad Eliseo ma egli li rifiutò. Allora Naaman promise di servire YAHWEH da quel momento in poi. Nei versetti 20 e 21 leggiamo:
20 Gheàzi, servitore di Eliseo, l’uomo del vero Dio, disse fra sé: “Il mio signore è stato troppo buono con questo siro, Naàman, non accettando ciò che aveva portato. Com’è vero che YAHWEH vive, gli correrò dietro e prenderò qualcosa da lui”. 21 Così si mise a inseguire Naàman.
Chi potrebbe rappresentare Gheàzi il servitore di Eliseo?
Gheàzi servitore di Eliseo, potrebbe rappresentare una parte dei cosiddetti Cristiani nominali.
Quand’è che nei nostri giorni, tutti i cristiani sono stati messi alla prova in quanto ad avidità?
Per esempio durante la pandemia da covid-19. Cristiani come Gheàzi hanno messo a repentaglio la loro relazione con Dio per poter beneficiare dei privilegi che offriva il sistema a coloro che erano vaccinati. Alcuni addirittura si sono vaccinati per un caffè, per un gelato, per del denaro, accettando a scatola chiusa intrugli sconosciuti. Gheàzi quindi parte per raggiungere Naàman. Una volta raggiunto Naàman mente dicendo quello che leggiamo al versetto 22:
22 “. . . Il mio signore mi ha mandato a dirti: ‘Ecco, proprio ora sono venuti da me due giovani dei figli dei profeti, dalla regione montuosa di Èfraim. Ti prego, da’ loro un talento d’argento e due cambi di vesti’”

Una volta ottenuto da Naàman ciò che desiderava, Gheazi ritornò infine da Eliseo. Ai versetti 25,26 leggiamo:
25 lui [ Gheazi] entrò e si presentò al suo signore. Eliseo gli chiese: “Da dove vieni, Gheàzi?” Ma lui rispose: “Il tuo servitore non è andato da nessuna parte”. 26 Eliseo gli disse: “Il mio cuore non era forse lì con te quando l’uomo è sceso dal carro per venirti incontro? Ti sembra il momento di accettare argento e vesti, oppure oliveti, vigne, pecore, bovini, servi o serve?
Avete notato che in questo caso Eliseo si presenta personalmente a Gheàzi, invece che attraverso un intermediario? Ciò potrebbe indicare che nella fase finale del giudizio, il Cristo con i suoi angeli si presenterà personalmente anche se in modo invisibile.
Perché Eliseo afferma che non era il momento di accettare regali?

Dato che si sta inscenando la parte finale dei giorni e siamo nell’ora della prova, accettare regali avrebbe potuto significare fare compromesso spirituale. Inoltre, il miracolo era stato operato da Dio e non per meriti personali. (Matteo 10:8). Purtroppo, invece, molte organizzazioni religiose, hanno per così dire accettato regali, di conseguenza non hanno avuto la forza morale di resistere al diktat vaccinale, ma hanno collaborato con la bestia politica a discapito dei loro fedeli. Al versetto 27 leggiamo:
27 La lebbra di Naàman si attaccherà dunque a te e ai tuoi discendenti per sempre!” Immediatamente Gheàzi se ne andò dalla sua presenza lebbroso, bianco come la neve.
Cosa potrebbe rappresentare la lebbra in questo caso? Il marchio della bestia!
Avete notato la particolarità della sentenza Divina? No vi sembra un po’ strano che Dio condanni non solo Gheàzi, ma anche la sua discendenza? Detto in altre parole, sembrerebbe che il padre YAHWEH voglia indicarci che il marchio della bestia è permanente ed ha delle implicazioni genetiche!
Inoltre la lebbra in Israele aveva altre implicazioni.
In Levitico 13:46 leggiamo:
Rimarrà impuro per tutto il tempo in cui avrà questa malattia. Essendo impuro, dovrà vivere isolato. Dovrà abitare fuori dall’accampamento [d’Israele].

Significa questo che dovremmo mantenere una certa distanza tra noi e chi ha preso il marchio? La questione sembra alquanto grave: ognuno di noi farà le proprie valutazioni.
Non sappiamo se nel prossimo futuro ci sarà una svolta negli eventi tale per cui questo tipo di precauzione sarà di importanza vitale; forse già lo è.
In 1 Tessalonicesi 5:20 leggiamo:
Non disprezzate le profezie.


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